Il Sacrario di Redipuglia

Il Sacrario militare di Redipuglia è il più grande e maestoso sacrario italiano dedicato ai Caduti della Grande Guerra. La sua austera e immensa scenografia a gradoni e il meno noto Ossario di Oslavia celebrano il sacrificio dei caduti e danno una degna sepoltura a coloro che non avevano trovato spazio nel cimitero degli Invitti.

 

L'opera, realizzata sulle pendici del monte Sei Busi, cima aspramente contesa nella prima fase della Grande Guerra, si presenta come uno schieramento militare con alla base la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, comandante della 3a Armata, cui fanno ala quelle dei suoi cinque generali.

La struttura composta simbolicamente da tre livelli rappresenta l’esercito che scende dal cielo, alla guida del proprio comandante per percorrere la Via Eroica, lastricata da 38 targhe di bronzo che indicano le località del Carso contese durante la Grande Guerra ed in fondo alla via si elevano solenni 22 gradoni, alti 2,5 metri e larghi 12, che custodiscono in ordine alfabetico le spoglie dei 39857 soldati identificati. Ogni loculo è sormontato dalla scritta "Presente" che si rifà al rito d'appello dello squadrismo ove il capo delle squadre gridava il nome del camerata defunto e la folla inginocchiata rispondeva con il grido «Presente».

Nell'ultimo gradone, in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva, riposano le salme di 60.330 caduti ignoti. L'unica donna seppellita nel sacrario è una crocerossina volontaria, morta nel 1918 a 21 anni, la sua tomba si distingue perché nella facciata è scolpita una grande croce.

Le tre croci poste in cima richiamano l’immagine del Monte Golgota e la Crocifissione di Cristo e nella parte posteriore dell'ultimo gradone sono state allestite due salette museali.

 

Le visite che proponiamo possono essere autonome o organizzate e supportate dalla presenza di storici ed operatori appartenenti alla Pro Loco di Fogliano Redipuglia. L’esperienza insegna come sia più piacevole ascoltare una storia percorrendo i luoghi dove si è svolta, toccando con mano alberi, rocce, terra, tutti muti testimoni di tanti avvenimenti.